3° Premio a Venezia per Anna Maria Di Biase

3° Premio a Venezia (La città che apprende) per Anna Maria Di Biase 

 

Molto tempo dopo l’Apocalisse

 

Anna Maria Di Biase
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66100 Chieti Scalo (CH)
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E-Mail: a_dibiase@virgilio.it
N. Tess. AUSER: 286511 (PE)

 

 

molto tempo dopo l’Apocalisse


1,
si alzò dal letto a fatica, aveva il volto stanco come quello di chi non riposa durante la notte.
“Buongiorno.”
La voce meccanica si diffuse nella stanza.
“Segua la linea gialla.”
Si mosse verso il bagno, poi nella sala da pranzo: la colazione era pronta sul tavolo.
Ogni area dell’alloggio si raggiungeva attraverso un corridoio circolare che avvolgeva la camera da letto.
Abram si sentiva pesante, forse avrebbe voluto tornare a dormire ma la voce meccanica graffiava l’udito ogni momento.

2,
uscì di casa. Lungo la discesa, all’interno dell’ascensore che conduceva alle gallerie sottostanti, nel buio della cabina, fu assalito da un malessere improvviso: dalla sensazione di soffocare come se in un istante avessero risucchiato tutto l’ossigeno. Agitò le braccia e le gambe, colpì la parete della cabina, la porta dell’ascensore si aprì e lui sgusciò fuori ansimante.
La luce nel cunicolo accecava.
“Prosegua a destra lungo la galleria.”
“È giunto alla fermata.”
“Salga sulla navetta.”
Lungo il breve tragitto che lo separava dal piccolo convoglio la voce non smise di graffiare l’udito. Un portello si aprì, Abram prese posto all’interno della cabina.
Durante il viaggio osservò stupito i riflessi della luce sullo schermo di protezione come se fosse la prima volta. La luce andava e veniva.
“Tenga appoggiata la testa.”
“Si rilassi.”
La navetta infilò un altro tunnel e di nuovo si fece buio.
La sensazione di soffocamento iniziò a tormentarlo ma il pensiero fu presto risucchiato nell’oblio. Abram seguiva lo stesso percorso tutti i giorni da una vita eppure ogni momento gli arrivava per la prima volta perchè la sua memoria si era spenta da tempo. Nemmeno l’immagine sotto gli occhi poteva rimanergli in testa a lungo. Perfino il rumore di sottofondo all’improvviso suonava sconosciuto.

3,
la navetta arrivò a destinazione e la voce segnalò il corridoio seguente. Di nuovo un ascensore. Infine si ritrovò dentro l’ambulatorio.
“Benvenuto Abram.”
“Come si sente oggi? Sembra in ottima forma.”
La voce graffiava l’udito tra le mura dell’ambulatorio.
“Si stenda pure sul lettino.”
“Faremo prestissimo.”
Un lettino sgusciò fuori dalla parete. Abram era disteso all’interno di uno spazio molto piccolo e buio, la sensazione di soffocamento arrivò per la terza volta.
Ruotò su se stesso come un pazzo, si ferì il volto, graffiò le superfici, si morse le labbra. Intanto la voce ricordava dove si trovasse e cosa stesse facendo. Il portello si aprì e lui si trovò di nuovo nella sala illuminata.
Il suo stato di salute è perfetto!
Nessuna accelerazione.
Le auguro una buona giornata.

4,
durante il percorso a ritroso tutto avvenne come sopra.
Una volta a casa Abram si adagiò sul divano e chiuse gli occhi, con una musica dolce si appisolò.
Quando si svegliò sullo schermo alla sua destra il volto di Domenique giganteggiava.
Andiamo a passeggiare?
La voce graffiava l’udito.
Aveva appena messo piede nel corridoio di ingresso al parco quando spuntò il mezzo busto di Domenique dall’altra parte dello schermo che divideva il percorso. Altre persone camminavano lungo corridoi simili a quelli. I pannelli di protezione servivano per evitare il contatto diretto. Ogni corridoio partiva dalla stazione e si svolgeva lungo una linea dall’ampio raggio di curvatura per poi ricongiungersi con la passerella che portava fino alla fermata della navetta.
La voce non mancava di ricordare loro chi fossero e cosa stessero facendo.
Sui pannelli si rifletteva l’incedere lento e regolare di altri uomini e altre donne, di vecchi che procedevano nella passeggiata a testa bassa.

5,
nella navetta che lo portava a casa Abram sentì un brivido attraversargli il corpo e la sensazione di soffocamento l’assalì gettandolo nel panico. Afferrò i braccioli della poltrona, strinse con tutta la forza fino a quando il portello della navetta si aprì. Una volta fuori gli girava la testa, non riusciva a camminare, si sentì mancare e si accasciò per terra.
Segua la linea…
Proceda lungo…
La voce non graffiava più l’udito perché Abram non ascoltava accasciato per terra lungo il binario.

6,
quando si riprese non sapeva che fare e mentre si domandava quale corridoio imboccare, arrivò sul binario una navetta, il portello si aprì.
Rimase per un istante interdetto quindi si decise ad entrare. La navetta s’infilò nel tunnel e subito dopo le luci dell’abitacolo si accesero.
La navetta sfrecciava lungo le gallerie, ad un tratto si arrestò e iniziò un rapido moto ascensionale. Abram osservò tra le fessure degli schermi di protezione ma il riflesso della luce dava fastidio agli occhi. Quando il moto cessò il portello che aveva di fronte si aprì e un leggero torpore alle gambe gli impedì di alzarsi in piedi. Il petto scoppiava, la testa girava, gli occhi lacrimavano, la pelle prudeva, le narici bruciavano, poco a poco però ogni sensazione violenta si placò, Abram si sollevò sulle gambe e uscì dalla cabina.

7,
quello che aveva davanti agli occhi era uno spettacolo di straordinaria bellezza dalle proporzioni troppo vaste per essere descritte: distese sconfinate di florida vegetazione, rilievi maestosi da una parte e dall’altra, acqua fresca e un profumo d’innocenza rendeva leggeri come il vento. Abram raggiunse la base di un grosso albero e si accasciò sul prato. Osservò le sue mani con avidità, come se avesse paura di scomparire da un momento all’altro. Notò le rughe profonde che gli scavavano la pelle, toccò la corteccia dell’albero e poi sfiorò l’erba. Osservò il cielo e in un lampo vide i volti, le immagini, i suoni, le emozioni della sua lunghissima vita, tutto scivolava davanti a lui come il vento tra le fronde dell’albero. Ricordò quello che era successo ad un certo punto e si rattristò, ricordò gli anni passati con la sua famiglia, e ricordò i tanti lutti.
Osservò i rilievi delle montagne, percorse la vallata con lo sguardo e la sua esistenza si svolse di nuovo senza tempo. Abbracciò l’albero e lasciò che le lacrime si portassero via tutto quello che gli era rimasto. Aveva vissuto nei secoli dei secoli e questo era stato il suo ultimo giorno di vita.

[Ultima Modifica: 30/10/2010]